Finanza e Mercati - 09 ottobre 2017
Fintech District di Milano - S32

Lo sciame, a margine dell'inagurazione del Fintech District di Milano

di: Ignazio Rocco di Torrepadula

Il giorno dell'inaugurazione del Fintech District di Milano S32 ho condiviso con il pubblico alcuni pensieri, cercando di essere il più semplice e il più sincero possibile. E' stata una bella giornata, e una grande emozione. Ecco quello che ho detto all'inaugurazione, con un piccolo post scriptum del giorno dopo.

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Nella foto: Ignazio Rocco di Torrepadula, Founder & CEO di Credimi

Fintech District Milano: porterà sviluppo finanziario

Il Fintech, come tutti i prodotti digitali, serve a semplificare e migliorare la vita. Nel caso specifico, a migliorare la finanza – rendendola più semplice, più veloce, più accessibile, e meno costosa.

Con Credimi, cerchiamo di risolvere un problema finanziario grande e oneroso, un problema da 500 miliardi di euro che è un freno allo sviluppo di tutte le aziende italiane. Si tratta del finanziamento del circolante, che pesa appunto nei bilanci delle aziende per 500 miliardi, e che vede le PMI italiane tra le più oberate del mondo, soprattutto per effetto dei tempi lunghissimi di pagamento dei crediti commerciali.

Anticipiamo le fatture di imprese italiane in 48 ore, senza presentare documenti, senza muoversi dall’ufficio, senza pagare nessun costo fisso, e sapendo esattamente quanto si spende. Le collochiamo nel portafoglio di fondi di gestione del risparmio, facendo di questi finanziamenti un nuovo prodotto di investimento.

Abbiamo creato l’azienda da zero nell'ottobre del 2015; abbiamo messo il prodotto sul mercato a gennaio del 2017 e nei primi 8 mesi abbiamo erogato 34 milioni di euro di finanziamenti ricevendo 2000 domande: 34 milioni sono ben pochi rispetto alla dimensione del mercato, ma sono 3 o anche 4 volte di più di quello che aziende simili a noi hanno erogato in UK o in US, nei loro primi 8 mesi. Tutto questo è possibile grazie alla tecnologia, ma ai clienti non interessa la tecnologia; i clienti, quando ci amano, lo fanno perché semplifichiamo loro la vita, e rendiamo più agili e potenti le loro aziende.

Dentro Credimi, la tecnologia è fatta da persone: prodotta, utilizzata, monitorata, e fatta evolvere, da giovani professionisti, tutti basati a Milano:

  • 24 persone, tutte assunte a tempo indeterminato, tranne 1 stagista
  • età media, me escluso, di 32 anni
  • tutti laureati, in ingegneria, economia/finanza, statistica/matematica
  • il 50% dal Sud, il 35% donne (che sono il 40% del risk management team)
  • tutti italiani, ma il 40% ha lavorato all’estero e ha desiderato ritornare, inclusi due da Google, uno da Goldman Sachs, uno dalla BEI, due da banche internazionali
  • tutti vivono a Milano, tutti hanno a Milano il loro centro di interessi; ma solo un paio sono cresciuti a Milano; gli altri vengono da tutto il resto del paese, molti da città non grandi (Salerno, Atripalda, Barletta, San Miniato, Verona, Novara …)

Milano al suo meglio, si potrebbe dire.

Tutti questi professionisti hanno remunerazioni in linea con quelle che avrebbero in aziende di consulenza o in altre grandi aziende. E tutti sono azionisti di Credimi; insieme a me, posseggono il 60% dell’azienda (e di quel 60% hanno una parte importante). Fintech significa anche questo: cercare di creare i posti di lavoro e le competenze del futuro, quelle che potrebbero far crescere Milano, e il resto del paese.

Oggi, in questa giornata, non è importante pensare a cosa potrebbe diventare Credimi se avesse successo; bisogna essere umili e sobri, coscienti che nella realtà è statisticamente improbabile che il successo arrivi. Solo 2 startup su 10 sopravvivono e continuano ad esistere dopo 4 anni, meno di 1 su 10 arriva a un vero successo (diventare una azienda media o grande), e una piccolissima frazione diventa “unicorno” (cioè aziende con un valore di almeno 1 miliardo di dollari).

In questa giornata, è più interessante considerare cosa succederà, ai professionisti di Credimi, e al centro Fintech Distrisct di Milano, anche nel caso in cui Credimi o iniziative simili non avessero tutte un grande successo. Tutta la nostra squadra e io stesso siamo graniticamente convinti che il successo arriverà, e lavoriamo giorno e notte per crearlo. Ma per chi vuole capire l’impatto del fenomeno Fintech dal di fuori, è corretto assumere che il successo economico, per molte nuove aziende non ci sarà. E’ così che funzionano il mercato, e l’innovazione. E dunque, cosa succederà in quel caso?

Succederanno anche in quel caso cose molto positive.

Innanzitutto, giovani professionisti come quelli che lavorano in Credimi hanno di fatto già ottenuto un successo importante; per esempio, nel nostro caso:

  • hanno prodotto 200.000 righe di codice funzionante, ottenuto una licenza di intermediario da Banca d’Italia, sviluppato un algoritmo che analizza i rischi sulla base di 1.000 variabili, e che ha reso possibile lavorare 2.000 domande di finanziamento in pochi mesi
  • comunque vada Credimi, avranno un futuro, se non in Credimi, in altre delle tante aziende Fintech, o in banche, o in altre grandi aziende
  • il personale delle banche, negli ultimi dieci anni, si è ridotto di 31.000 unità e ancora più veloce sarà la riduzione in futuro; ma la domanda per esperti di algoritmi di risk management, di sviluppo applicativo destinato alla gestione di grandi masse di dati, di marketing digitale, di fraud management delle reti, aumenta e continuerà a farlo.

Ma soprattutto, Credimi non va vista da sola, ma come parte di un movimento; il Fintech non è una azienda, ma uno sciame di aziende innovative; e lo sciame è molto più forte e resistente della singola azienda

  • lo sciame italiano del Fintech conta già oggi circa 150 startup che occupano almeno 1500 persone direttamente e tramite l’indotto verso fornitori di servizi avanzati, posti che non esistevano fino a 4-5 anni fa e che crescono a tassi prossimi al 100% annuo
  • la parte dello sciame Fintech dedicato ai finziamenti a privati e imprese, negli ultimi 12 mesi, ha erogato finanziamenti per circa 180 milioni di euro, quadruplicati rispetto all’anno precedente, e che continuano a crescere a tassi superiori al 100% annuo
  • dallo sciame emergeranno aziende vincenti, altre aziende verranno acquisite da banche o da altri operatori, altre ancora avranno creato competenze che contribuiranno a far crescere il sistema: comunque vada Credimi, lo sciame originerà sviluppo.

Cosa possa diventare lo sciame lo si osserva in altri centri, dove il fenomeno Fintech è già adesso molto più grande. A Londra, nel solo periodo che va dal 2013 al primo trimestre del 2017 (quindi in tre anni e tre mesi) sono stati fatti 470 investimenti in aziende Fintech, per un totale di 3,7 Miliardi di dollari, contro circa 30 milioni in Italia nello stesso periodo. Gli investimenti fatti a Londra equivalgono alla creazione di almeno 10.000 posti di lavoro, ogni anno, senza neanche considerare l’indotto. I finanziamenti erogati da aziende Fintech a imprese e consumatori inglesi sono già pari a più di 4,5 Miliardi di sterline ogni anno – sono ormai decine di migliaia le piccole imprese inglesi abituate a servirsi di finanziamenti da aziende Fintech.

Far crescere lo sciame italiano significa creare un motore di sviluppo molto importante; se anche lo sciame del Fintech District di Milano non dovesse mai diventare grande come quello di Londra, nulla impedisce di provarci e di arrivare almeno molto più vicini; per esempio raggiungere le dimensioni di Parigi, o Berlino, o Barcellona, Amsterdam, Vienna, tutti posti nei quali lo sciame è più grande di quello di Milano.

L’importanza di questa giornata, vista con gli occhi di un imprenditore del Fintech, sta proprio nel fatto che S32, il Fintech District di Milano, e il supporto delle istituzioni che vediamo qui insieme a noi, indicano la possibilità che alcuni degli elementi più importanti per far crescere lo sciame possano veramente diventare realtà:

  • la presenza di grandi investitori privati – come il gruppo Sella che ha creato S32
  • la concentrazione degli sforzi in distretti specializzati – in questo caso il Fintech Distrcict di Milano – come è avvenuto in tutti i casi di successo nel mondo
  • la volontà di continuare a sviluppare una regolazione amica dell’innovazione e dello sviluppo – come è cruciale per tutte le aziende Fintech, e per attirare un numero sempre maggiore di aziende Fintech a Milano e in Italia
  • e la presenza dei tanti individui dello sciame, piccoli come Credimi, ma molto numerosi : ne avremo almeno un centinaio tra gli invitati, e una decina che animeranno il dibattito tra qualche ora.


La strada è lunga, ci vogliono pazienza, perseveranza, una grande umiltà e voglia di imparare dagli errori. Ma sembra che i mattoni per la costruzione ci siano, e vale veramente la pena di provarci, perché i ritorni possono essere molto elevati.

 

Fintech District Milano: riflessioni il giorno dopo l'inaugurazione

Dopo la giornata di inaugurazione, ho letto sulla stampa diversi commenti che riprendevano preoccupazioni sui rischi derivanti dal Fintech, anche a seguito di una consultazione aperta in materia dalla BCE. Alcuni titoli parlavano di “stretta in arrivo sul Fintech”. Non erano il tipo di commenti che mi sarei augurato di leggere, specialmente in un paese nel quale l’occupazione tecnologica e l’educazione scientifica sono agli ultimi posti del mondo.

Innanzitutto, sia Credimi che la stragrande maggioranza delle aziende Fintech dell’Unione Europea, sono già regolate e vigilate, con obblighi completamente analoghi a quelli delle banche. Dunque, il pericolo di una non regolazione è inesistente.

Ma soprattutto, avrei voluto leggere l’inizio di una riflessione più profonda, che per esempio ponesse un interrogativo su perché Londra ha visto nascere 400 istituzioni di pagamento non bancarie, un multiplo rispetto all’Unione Europea.

Su perché in UK si siano creati almeno 30.000 posti di lavoro nel Fintech negli ultimi 3 anni, quasi due ordini di grandezza in più di quelli creati in Italia.

Su perché in UK esista già una legge sull’Open Banking, prima ancora che sia entrata in vigore la direttiva PSD2 nell’Unione.

E su perché alcune tra le migliori startup italiane si siano installate a Londra invece che a Milano.

Spero che il dibattito si indirizzi in questa direzione, sul come creare sviluppo e occupazione, in questo e in altri settori tecnologici, piuttosto che soltanto su come proteggersi dai potenziali rischi di un settore che è ancora nella sua infanzia. 

Categoria: Finanza e Mercati

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