Finanza e Mercati - 05 marzo 2018
Tracciare la rotta nel mare della finanza aziendale

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La scelta delle fonti di finanza più adeguate alla fase di vita dell'azienda è un grande fattore di sviluppo.

di: Ignazio Rocco di Torrepadula & Luca Bottone

La finanza è spesso vista in modo generico come lo strumento necessario ad apportare risorse finanziarie all’impresa, con la diffusa percezione che le risorse disponibili siano scarse e costose.

In realtà il problema consiste soprattutto nel portare all’impresa il tipo di risorse finanziarie più adatte alla fase di sviluppo (o di crisi) che si sta attraversando e all’utilizzo che si vuole fare di quelle risorse; solo così è possibile rendere efficiente il costo del funding e soprattutto fare della finanza un fattore di sviluppo.

Un’impresa in fase di avvio richiede risorse finanziarie di tipo molto diverso da quelle necessarie ad un’azienda avviata e in consolidamento; la crescita del circolante, il cui finanziamento è spesso cruciale per le imprese in forte crescita, richiede risorse diverse da quelle necessarie per costruire nuovi impianti o sviluppare nuovi prodotti.
L’acquisizione di un concorrente o di un’azienda che opera a monte o a valle del processo produttivo, che spesso rappresenta un’opportunità decisiva per creare un’impresa di successo e incrementare il valore complessivo generato, richiede quasi sempre finanza straordinaria, e molto spesso un pacchetto che non può comprendere solo debito.
I momenti di ristrutturazione e turnaround, che vanno riconosciuti in anticipo piuttosto che rimandati o accantonati, richiedono sempre una finanza specialistica.

Abbiamo trattato questo tema con esclusivo riferimento alla scelta tra linee di funding e factoring, ma con questo articolo vorremmo prendere una prospettiva più ampia rispetto all’importanza di scegliere la struttura finanziaria più adatta alla fase di vita che l’azienda attraversa.
In termini esplicativi (e non esaustivi), può aiutare questa rappresentazione:finanazalt1.jpg

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Il ruolo del CFO nel navigare la finanza aziendale è molto importante, e nei casi virtuosi è decisivo per aiutare l’imprenditore a capire la fase di sviluppo nella quale l’azienda si trova e a trarne le implicazioni sul tipo di finanza aziendale necessaria.

Normalmente uno dei motivi principali di incoerenza tra la struttura finanziaria e lo sviluppo dell’azienda è la carenza di Equity; tale carenza, particolarmente accentuata in Italia, riguarda un pò tutte le fasi di vita dell’azienda, penalizzando sia aziende giovani e in crescita, che vengono finanziate con un ricorso eccessivo al debito, che aziende mature, nelle quali il maggior capitale di rischio potrebbe finanziare investimenti di ristrutturazione o diversificazione, ma si scontra con il timore dell’imprenditore di perdere il controllo sulla società. 

Un interessante paper della Banca d’Italia identifica in 230 Miliardi di Euro la dimensione dei debiti che dovrebbero auspicabilmente essere convertiti in equity per dare alle aziende italiane una struttura finanziaria adeguata.

La mancanza di equity, oltre a limitare lo sviluppo, limita l'accesso al credito. Infatti un’impresa sotto patrimonializzata, ceteris paribus, ha un rischio di credito maggiore, che si traduce in finanziamenti minori (o in casi estremi inaccessibili) e a costo maggiore. Solo un’impresa matura e stabile, con una crescita molto bassa e che non ambisce a realizzare progetti espansivi, può permettersi di non inserire continuamente in azienda nuovo capitale di rischio.

La coerenza con la fase di vita dell’azienda riguarda anche il mix di strumenti di debito utilizzati dalle aziende italiane. Esiste una forte tendenza a finanziare anche le fasi di crescita intensa con fonti molto sbilanciate sul breve: in particolare, è frequente finanziare a breve termine la totalità del capitale circolante netto, il quale in realtà, soprattutto in fasi di crescita, tende a mantenere una componente fissa (anche attraverso le stagionalità) che sarebbe molto meglio finanziata con mezzi più stabili.

Questo è particolarmente importante date le dimensioni colossali dell’investimento in circolante delle aziende italiane, pari a circa 500 miliardi di Euro che, se non finanziato adeguatamente sottrae disponibilità liquide a molti progetti di sviluppo dell’azienda.

In tutte le valutazioni menzionate, il ruolo del CFO è cruciale, così come è cruciale il ruolo del CFO nel cogliere le opportunità offerte dalle nuove fonti di finanza. La buona notizia, per tutte le aziende che vogliono irrobustire la propria struttura finanziaria, è che esistono oggi fonti di finanza abbondanti e molto più numerose e diversificate di quelle disponibili anche solo dieci anni fa, alla portata anche di imprese di dimensioni medie e piccole.

Alla finanza bancaria (che si è evoluta e articolata) si è aggiunta finanza proveniente dai mercati dei capitali e dai mercati privati (fonti in realtà disponibili da sempre, ma che sono diventate molto più accessibili), e da ultimo si è aggiunta la finanza digitale, adottata in Italia rapidamente da molte aziende, per le sue caratteristiche di velocità, flessibilità, e accesso ancora più diretto rispetto ai mercati dei capitali. finanzalt2.jpg

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Il ruolo del CFO è fondamentale nel navigare attraverso queste opportunità, tenendo conto:

  • delle caratteristiche dei vari strumenti,
  • dei costi espliciti e occulti (per esempio i costi delle linee di credito non utilizzate),
  • della flessibilità e reattività dei diversi partner finanziari rispetto alle necessità aziendali e della inevitabile variabilità di queste necessità,
  • e, da non sottovalutare, del carico di lavoro che i diversi strumenti imporranno all’azienda.

Vale la pena ricordare le dimensioni che hanno raggiunto alcune delle fonti principali di finanza alternativa in Italia:

  • Emissioni mini-bond: pari nel solo 2017 a € 5.532M;
  • Mercato dei capitali (Borsa Italiana): 39 ammissioni incluse 32 IPOs che hanno raccolto € 5,4 miliardi totali (incluse 10 nuove SPACs, 8 su AIM Italia e 2 su MIV, che hanno raccolto € 1.6 miliardi di equity);
  • Private Debt: ha raggiunto un quota di investimento nel 2017 (dal 2014) pari a € 640,6M;
  • Equity crowdfunding: pari nel solo 2017 a € 11M
  • Business Angel e Venture Capital: nel 2017 hanno investito € 188M nelle fasi di start up a cui si aggiungono i Corporate Venture Capital che hanno investito altri € 60M in start up;
  • Digital Lending: pari nel solo 2017 a € 167,9M.

Sono sempre più numerosi gli esempi di aziende che hanno potuto cambiare il proprio destino, grazie alla scelta delle fonti di finanza adatte a perseguire i propri obiettivi: per esempio effettuando investimenti che altrimenti sarebbero stati accantonati, o acquisizioni alle quali si sarebbe rinunciato, o anche semplicemente mantenendo un ritmo di crescita che, senza finanza aggiuntiva e “adatta” sarebbe stato rallentato.

Per navigare nel mare della finanza, pertanto, è fondamentale che il CFO tracci la rotta più efficace ma anche che, di volta in volta, in base alle condizioni climatiche, ai venti, alle miglia già percorse e quelle ancora da percorrere, definisca un funding mix adeguato alla fase di vita dell’azienda affinché la finanza rappresenti un vero e proprio elemento di sviluppo per l’azienda.

 

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Categoria: Finanza e Mercati

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