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Startup in Italia, il rischio è il nostro mestiere

Startup italiane, un'ecosistema difficile

Startup: solo 2 su 10 ce la fanno!

di: Silvia Serraiocco

Dare avvio a una start up può sembrare un gioco da ragazzi, ma farla sopravvivere è una sfida da veri imprenditori. E imprenditori non ci si improvvisa. I tassi di mortalità sono lì a testimoniare che le difficoltà da superare sono tante. In Italia 8 imprenditori su 10 falliscono entro i primi 18 mesi, in pratica chi comincia una start up ha l’80% di probabilità di finire con un crash*. 

Moltissimi progetti trovano enormi difficoltà ad acquisire capitali cui finanziare lo sviluppo dell’idea imprenditoriale (dal finanziamento del business plan alla creazione di un team) ed il successivo eventuale avvio delle attività (realizzazione del prototipo, prima produzione, commercializzazione), fasi per le quali spesso i mezzi propri investiti dall’imprenditore sono insufficienti.
Nella fase iniziale della vita delle start up il grado di rischio è molto più elevato, essendo del tutto incerte le potenzialità della nuova idea, la tecnologia da utilizzare e soprattutto la domanda del mercato. Nelle fasi successive, il rischio cala drasticamente, ma la situazione non è lineare: molte aziende muoiono durante la transizione da una nuova scoperta scientifica/ingegneristica alla sua trasformazione in applicazione commerciale, in quella che è soprannominata "la valle della morte".

 

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Finanziamento e crescita di una start up 

Fase 1 – SEED: dal concepimento dell’idea, allo studio di fattibilità e business plan. In questa fase iniziale, il finanziamento esterno è difficile da ottenere e ciò determina il ricorso a forme di finanziamento che provengono per lo più dalle risorse personali dell’imprenditore (autofinanziamento).

Fase 2 – LANCIO: il prodotto è pronto, il progetto viene sottoposto al mercato. L’avvio è caratterizzato da un elevato fabbisogno finanziario a cui si contrappone, nella fase iniziale, una sostanziale assenza di ricavi (inesistenza di un cash flow iniziale) associata ad una crescente intensità di capitale. I primi clienti portano i primi ricavi ma non sempre questi ultimi sono sufficienti a coprire le spese.

Fase 3 – CRESCITA: è la fase di espansione iniziale; essa vede diminuire il rischio operativo ma il fabbisogno finanziario diventa ancora più elevato. L’impresa per espandersi deve sviluppare una distribuzione e una commercializzazione del prodotto piuttosto capillare sul mercato;

Fase 4 – CONSOLIDAMENTO: è lo stadio della crescita sostenuta, caratterizzato da un grado di rischio operativo più contenuto. In questa fase il tasso di crescita del fatturato è elevato e l’impresa inizia a diversificare le proprie fonti di finanziamento, indirizzandosi anche verso strumenti finanziari complessi e/o verso i mercati finanziari, in quanto si riducono le asimmetrie informative.

In estrema sintesi, le fasi che più necessitano di finanziamento, sono dunque la fase di lancio e di crescita del progetto innovativo; quelle invece che presentano un grado di rischio più elevato sono la fase di concepimento (seed) e di lancio, caratterizzate da una forte opacità informativa e poche informazioni quantitative (report, track record, bilanci…).
Quando comincia la fase di crescita diventa concreta l’opportunità di finanziare l’espansione attraverso il finanziamento dei crediti commerciali a breve, è una modalità flessibile che è potenzialmente ideale per la start up che produce ricavi e clienti ma che allo stesso tempo comincia a scontrarsi con la strutturale lentezza nei pagamenti, comune a tutte le aziende italiane, in particolare a quelle più grandi.
Il tradizionale sistema bancario spesso fatica ad accompagnare la crescita delle start up e quando lo fa può penalizzarle con tassi relativamente elevati, soprattutto se si considerano i numerosi oneri accessori che si vanno a sommare al tasso di interesse praticato sui finanziamenti (i.e. istruttoria, istruttoria ceduti, commissione trimestrale sulla linea di credito, spese per la gestione documentale…se ne potrebbero elencare decine).

Nonostante queste difficoltà, emergono segnali positivi sull’ecosistema delle start up italiane: secondo i dati del Politecnico di Milano nel 2016 in Italia sono stati investiti 182 milioni in start up (+24%). Oltre a crescere gli investimenti in start up, cresce il loro fatturato (247milioni, +34% rispetto al 2014), crescono i dipendenti (2.400 in Italia, +55% sul 2014). Anche se non si può ancora parlare di boom, sono dati incoraggianti.

*Fonte: Startup digitali & PMI innovative. Guida completa al successo di un’impresa innovativa, Luca Scali e Silvia Vianello.

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