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Come leggere un contratto di finanziamento per la tua impresa | Credimi

Come leggere un contratto di finanziamento

 

Sottoscrivere un contratto di finanziamento significa non solo ottenere denaro, ma anche farsi carico di una serie di impegni che vanno rispettati, ma soprattutto ben compresi. L’intermediario finanziario, infatti, propone di solito una serie di clausole per tutelare il più possibile sé stesso dal rischio di non ricevere indietro i soldi prestati per rendere il recupero del credito in caso di default più semplice.

Analizziamo quindi insieme alcune delle clausole più importanti (e troppo spesso non perfettamente comprese!) che devi comprendere prima di accettare la proposta di una banca o un intermediario finanziario.

 

 

Quali sono le clausole di un contratto di finanziamento

  1. Il rimborso anticipato

È possibile chiudere anticipatamente un finanziamento?

💡Immagina di aver stipulato un contratto con rimborso rateale a 60 mesi e di volere estinguere anticipatamente il debito trascorso un solo anno dall’erogazione.

Sebbene esistano differenze fra imprese e consumatori, normalmente tutti i contratti di finanziamento contengono la clausola che consente l’estinzione anticipata.

È, tuttavia, diritto del finanziatore chiedere un “indennizzo” per la perdita di un accordo che avrebbe generato interessi a suo favore per la durata residua. Di solito tale indennizzo assume la forma di una percentuale da applicarsi all’importo del capitale che si rimborsa anticipatamente.

Facciamo un esempio.

Immagina di aver ottenuto 100.000 € al tasso dell’1,50% e dopo un anno di voler rimborsare anticipatamente, quando il debito residuo è divenuto 80.000 € e l'accordo contrattuale prevede una commissione del 2% sul capitale rimborsato. Alla luce di un simile contratto il debitore dovrà versare 80.000 € + 1.600 € (2%*80.000) = 81.600 € per estinguere integralmente il debito.

Normalmente è accordata anche la possibilità di rimborsi parziali e non solo integrali del debito residuo; tuttavia, per dare senso ai costi di gestione di simili richieste è di solito richiesto che l’importo minimo del rimborso sia 5.000/10.000 €.



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Gli interessi moratori

Le clausole in merito agli interessi moratori nascono per far sì che il debitore sia sempre puntuale nei pagamenti e prevedono  normalmente di applicare una maggiorazione al tasso contrattuale per determinare il tasso degli interessi moratori.

Proseguendo con l’esempio che abbiamo spiegato sopra immagina che:

  • Il contratto di finanziamento preveda la maggiorazione del 5% al tasso contrattuale per determinare il tasso di mora
  • Che il debitore sia in ritardo di 1 rata di € 1.750 e che il ritardo nel pagamento sia di 60 giorni.

Alla luce di quanto sopra il tasso di mora sarebbe pari a 1,5% + 5% = 6,50% e gli interessi di mora pari a (1.750*6,5%*60) / 365 = 18,70 € quali interessi moratori.

 

  1. La risoluzione anticipata e la decadenza dal beneficio del termine

Cosa accade quando gli accordi contrattuali non sono rispettati dal debitore?

Normalmente ci sono delle clausole denominate “risoluzione anticipata”. Attraverso l’attivazione di tali previsioni contrattuali, il finanziatore può chiudere anticipatamente il contratto di finanziamento.

Ma quando può verificarsi una situazione simile? Ecco alcuni degli inadempimenti più comuni che fanno attivare la risoluzione anticipata sono i seguenti:

  • 1) nel caso di ritardo non concordato nel pagamento di una rata superiore a 30 (trenta) giorni ovvero un ritardo superiore a 15 giorni per 3 rate consecutive
  • 2) nel caso in cui la situazione giuridica, economica, finanziaria e patrimoniale del beneficiario risulti diversa rispetto a quanto dichiarato al finanziatore al verificarsi di eventi atti a pregiudicare in maniera rilevante la situazione economica, finanziaria, patrimoniale od operativa del beneficiario e tali da pregiudicare la sua capacità di rimborsare regolarmente e puntualmente il finanziamento;
  • 3) nel caso di incompletezza o non veridicità delle dichiarazioni e garanzie rilasciate dal beneficiario tali da pregiudicare la capacità del beneficiario di rimborsare regolarmente e puntualmente le rate.

Una volta che il contratto è dichiarato ‘risolto’ cosa accade?

Ancora una volta torno al nostro esempio.

💡Immagina che sia trascorso un solo anno (e che quindi il debito residuo sia 80.000 con ancora 48 rate da pagarsi) e che tu voglia estinguere in anticipo il contratto.

Il cliente ha ancora diritto a rimborsare a rate??

Normalmente no. I contratti di finanziamento ‘di durata’ e rateali accompagnano sempre alle varie clausole di risoluzione la previsione di una clausola che fa operare la c.d. “decadenza dal beneficio del termine”; significa che, in caso di inadempimento, tutte le scadenze rateali pattuite col debitore (i c.d. termini di pagamento) decadono comportando l’obbligo del saldo immediato di tutto il debito residuo, nel nostro esempio quindi di 80.000 €.

La decadenza dal beneficio del termine può sembrare una clausola molto impattante tuttavia è spesso necessaria; immagina un'impresa in fallimento e quindi gestita da un curatore; se non operasse la decadenza dal beneficio del termine il finanziatore dovrebbe aspettare le scadenze di ogni singola rata per insinuare le medesime nello stato del passivo. La decadenza del beneficio consente di insinuare immediatamente tutto il credito (nel nostro esempio 80.000) subito al passivo fallimentare.

  1. Gli obblighi informativi e i vincoli a determinate operazioni

I finanziatori devono sempre essere aggiornati su quanto accade ai propri clienti e spesso si tengono informati, anche in alcuni casi preventivamente sulle operazioni che i loro clienti andranno a perfezionare.

💡Supponi che un’impresa finanziata che possiede degli immobili li voglia poi dare in garanzia ad altri finanziatori per ottenere nuova liquidità. Il primo finanziatore, che contava sulla patrimonialità dell’impresa rappresentata dagli immobili quale “garanzia implicita” del rimborso si vedrebbe “sfilati” i beni immobili che diverrebbero garanzia ipotecaria per i nuovi finanziamenti. Come tutelarsi quindi? Inserendo nei contratti di finanziamento la preventiva informativa e la richiesta di preventivo consenso al primo finanziatore. Non è raro, infatti, trovare clausole del tipo:

Il debitore si impegna a:

  • non vendere o cedere, senza previa notifica alla Banca, immobili o altri beni o diritti di valore economico rilevante per rapporto alla situazione economico patrimoniale della Parte Finanziata, ad esclusione di quanto attiene all'attività corrente (ricomprendendo in quest'ultima la cessione di magazzino anche per partite di rilevante entità);
  • non concedere garanzie reali su propri beni - che abbiano un valore rilevante per rapporto alla complessiva situazione patrimoniale della Parte Finanziata - per finanziamenti ed affidamenti in genere accordati da banche e/o da altri enti finanziatori se non previo consenso della Banca;

Quanto sopra ha uno specifico nome; si parla di “negative pledge” ovvero un impegno a “non fare”.

In conclusione, abbiamo visto che esistono davvero molte clausole che meritano attenzione e che necessitano di essere approfondite e ben comprese. Il consiglio è quindi quello di leggere sempre bene con attenzione e prima di firmare un contratto di finanziamento!




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A proposito di Ivan Fogliata, Executive Partner di InFinance

Analista finanziario, formatore e consulente, Ivan Fogliata è co-founder di inFinance, dove si occupa della direzione scientifica del Master in Corporate Finance. Dottore Commercialista e revisore contabile in Brescia, è partner dello Studio Associato AS&F Partners; dal 2005 è anche CEO di FSA S.r.l., società specializzata nella consulenza in finanza d'impresa, nonché socio ordinario di AIAF: associazione italiana analisti finanziari.

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