Finanza e Mercati

Scopri chi ha investito nelle startup e pmi con equity crowdfunding

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La crescita del settore registrata negli ultimi due anni è esponenziale

di BeBeez

L’equity crowdfunding è la raccolta di capitali da parte di aziende che avviene utilizzando una piattaforma web. L’Italia è stata tra i primi Paesi al mondo a dotarsi di una normativa sul settore. Nel 2012 il cosiddetto Decreto Crescita bis ha introdotto gli articoli 50-quinquies e 100-ter nel Testo Unico della Finanza che disciplinano, rispettivamente, la “Gestione di portali per la raccolta di capitali per le start-up innovative” e le “Offerte attraverso portali per la raccolta di capitali” e ha delegato la Consob ad adottare le relative disposizioni di attuazione. Consob così ha emesso una prima versione del Regolamento nel luglio 2013.

Successive modifiche normative hanno permesso in prima battuta anche alle pmi innovative, e poi a tutte le pmi, di raccogliere capitali sulle piattaforme di equity crowdfunding. Nel gennaio 2018 Consob ha pubblicato il nuovo Regolamento, che ha recepito le ultime modifiche legislative.

Dopo poco meno di 12 milioni di euro in tutto il 2017, distribuiti su 50 campagne, le piattaforme di equity crowdfunding in Italia a fine luglio 2018 avevano già raccolto 19,95 milioni, spalmati su 64 campagne di successo. La crescita del fenomeno è esponenziale, visto che in tutto il 2016 in Italia erano state finanziate solo 19 società per complessivi 4,3 milioni.

Tuttavia le dimensioni del mercato sono ancora molto piccole rispetto al resto del mercato del crowdinvesting, che comprende anche e soprattutto il P2P lending e l’invoice financing. E questo in linea con quanto accade nel resto d’Europa. L’ultimo report dell’Università di Cambridge sulla finanza alternativa, pubblicato lo scorso gennaio e relativo però agli ultimi dati aggregati disponibili, che sono quelli del 2016, indica infatti che in quell’anno in Europa continentale il primo settore è stato quello del finanziamento ai privati (697 milioni da 366 milioni nel 2015), seguito dal finanziamento alle imprese (350 milioni da 212 milioni), dall’invoice financing (252 milioni da 81 milioni) e infine dall’equity crowdfunding (219 milioni da 159 milioni).

La raccolta  complessiva dell'equity crowdfunding

Il mercato in Italia è davvero partito dopo l’estate 2016, quando i gestori delle piattaforme si sono attrezzate per poter verificare loro stessi l’appropriatezza dell’investimento rispetto alle conoscenze e all’esperienza dell’investitore (Mifid), così come previsto da una nuova versione del Regolamento Consob. Da allora i gestori possono subentrare nel ruolo prima svolto dalle banche, di fatto portando online tutto il processo.

Le piattaforme autorizzate da Consob oggi sono 26, ma quelle davvero attive sono molte meno.
La piattaforma che ha finanziato di più è Mamacrowd con 10,12 milioni di euro dall’inizio dell’attività e 30 campagne di successo, di cui 5,23 milioni quest’anno.
Segue CrowdFundMe, con 9,53 milioni di euro dall’inizio dell’attività e 34 campagne, di cui ben 6,48 milioni quest’anno. Al terzo posto si colloca Walliance, piattaforma dedicata all’equity real estate, che in totale ha raccolto 4 milioni di euro in sole 4 campagne di successo, di cui ben 3,44 milioni quest’anno.

La raccolta delle singole piattaforme


Il ticket medio di investimento per ciascun investitore nelle singole campagne si era portato a 3.200 euro a inizio giugno, ma le ultime campagne hanno ripotato a 3.700 euro il dato, poco al di sopra dei 3.600 euro del 2017 e dai 5.800 euro del 2016. In ogni caso il numero degli investitori privati che si stanno avvicinando all’asset class sta aumentando, anche aiutati dal fatto che finalmente è possibile condurre tutte le pratiche online. In totale gli investitori in questi primi sette mesi del 2018 sono stati 5547 tra privati e altri investitori, dai 3278 del 2017 e i soli 747 del 2016.

Considerando il mercato dal momento del lancio dell’operatività e sino al 30 giugno 2018, il 3° Report italiano sul Crowdinvesting, realizzato dall’Osservatorio Crowdinvesting della School of Management del Politecnico di Milano diretto da Giancarlo Giudici, presentato a Milano nelle scorse settimane, ha calcolato che la raccolte delle piattaforme aveva raggiunto complessivamente un valore di 33,3 milioni di euro, di cui ben 20,9 milioni solo nell’ultimo anno (da giugno a giugno).

Più nel dettaglio, l’Osservatorio del Politecnico ha censito 231 campagne di raccolta, di cui 122 negli ultimi 12 mesi, organizzate da 214 imprese con un tasso di successo in miglioramento pari al 67%. Il valore medio del target di raccolta per ogni emittente è di 218.368 euro, mediamente viene offerto in cambio il 13,5% del capitale. Fra le imprese emittenti continuano a prevalere le startup innovative, l’84,6% del totale, ma aumenta l’incidenza delle pmi innovative (8,4%) e compaiono per il primo anno le pmi (5,1%), con anche 4 veicoli di investimento. La grande maggioranza opera in Lombardia (seguono Lazio e Piemonte) e nel settore dell’ICT. Gli obiettivi principali per la raccolta di capitale sono investimenti nel marketing / brand (nel 59% dei casi) e nello sviluppo della piattaforma tecnologica (37%).


In media ogni campagna riceve il sostegno di 65,9 investitori. L’investitore tipico è maschio, vive in Lombardia e ha da 36 a 49 anni. Spesso è un ‘affezionato’, che ha scelto di investire in più operazioni. L’Osservatorio ha censito 5.685 sottoscrizioni (nel 35% dei casi inferiori a 499 euro, nel 51% comprese fra 500 e 5.000 euro) effettuate da 3.250 persone fisiche e 279 persone giuridiche. È ancora scarsa la partecipazione di investitori istituzionali di emanazione bancaria, incubatori certificati e fondazioni. Finora, nessuna delle società finanziate ha realizzato una exit, né ci sono stati default e write-off.


In compenso, diverse società emittenti hanno realizzato più round di raccolta, a multipli crescenti, con conseguente rivalutazione degli investimenti realizzati nei primi round. Su questa base, l’Italian Equity Crowdfunding Index ideato dall’Osservatorio calcola un apprezzamento complessivo del valore di portafoglio pari al 16,59% alla data del 30 giugno 2018.

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