Credimi News - 03 gennaio 2020
Le top 5 news fintech di Dicembre 2019

di Samuele Tramontano

Fintech in Italia: 13 milioni di utenti nel 2019

Sono quasi tredici milioni gli italiani che nel 2019 hanno utilizzato almeno un servizio Fintech e Insurtech. Secondo quanto emerge dall’ultimo report dell’Osservatorio Fintech Insurtech della School of Management del Politecnico di Milano, il 20% dei clienti bancari ormai si collega al proprio istituto da smartphone o tablet, il 48% da pc. Per comunicare con il proprio istituto, il 10% utilizza i Chatbot. Oltre cinque milioni usano regolarmente il telefonino per pagare bar, ristoranti, negozi e fare prelievi di contante. «Indubbiamente — ha dichiarato Marco Giorgino, direttore scientifico dell’Osservatorio Fintech Insurtech — l’innovazione digitale del settore bancario, finanziario e assicurativo inizia ad avere un impatto visibile, con effetti che diventeranno via via più marcati e non vi è dubbio che assisteremo presto a una profonda trasformazione dell’industria, con la ridefinizione dei confini della competizione».

 

In Italia il primo reverse fintech accelerator al mondo

Si chiama “Magnifico” ed è il primo reverse accelerator mai creato. Un progetto italiano realizzato da Medici (società globale di consulenza focalizzata sul FinTech), in collaborazione con EY, con l’obiettivo di mettere in contatto tra loro le principali istituzioni finanziarie italiane e le fintech globali. In particolare, a differenza degli acceleratori tradizionali che si stanno moltiplicando negli ultimi anni, Magnifico non si focalizza su startup early stage (cioè ancora all’inizio della loro processo di crescita) ma su realtà, seppur innovative, già in fase di scale-up (cioè già strutturate e con una base clienti). A supporto del processo di Open Innovation, inoltre, Medici metterà a disposizioni il proprio Global Listening Engine, ossia il più grande database FinTech mondiale dotato di un sistema di Intelligenza Artificiale in grado d’intercettare le migliori innovazioni di mercato e le collaborazioni tra incumbent e FinTech su scala globale.

 

Il fintech dà l’assist al factoring, secondo Assifact

Il digitale è sempre più a sostegno del factoring, secondo quanto emerge dalla ricerca “Trend ed evoluzioni dell’invoice fintech a livello globale” realizzata da Assifact, Associazione italiana per il factoring, con Accenture Strategy. Secondo la ricerca, infatti, il settore avanza in tutta Europa e nel mondo, sulla spinta di soluzioni digitali per il finanziamento del circolante delle imprese e l’anticipo delle fatture, digitalizzazione del rapporto fornitori-clienti, comparatori e piattaforme. Il rapporto fotografa un settore in rapida crescita che vede in campo player eterogenei, da Amazon e Paypal alle startup innovative come Credimi, dalle industrie alle banche e all’e-commerce. In particolare in Europa il factoring è cresciuto del 7% all’anno tra il 2010 e il 2018, con un risultato nel periodo trainato dalla Francia (+10), dalla Germania (+8%) e dall’Italia (+7%). A fine 2018 il mercato del factoring in Italia vale 247 miliardi, il 14% del Pil.

 

Open banking: in Italia il cambiamento è più apprezzato che in Europa

Il settore bancario italiano, secondo quanto riportato in “Open banking 2019: nella mente dei banchieri italiani", un ampio sondaggio condotto da Tink e YouGov per conoscere le opinioni delle banche europee nei confronti dell’open banking, sembra aver davvero apprezzato le novità del 2019: il 57% delle banche italiane, infatti, ha un atteggiamento positivo nei confronti dell’open banking e ne vede una concreta opportunità per la propria attività; dato anche superiore alla media europea che si attesta invece sul 55%. Inoltre, quattro banchieri su cinque (cioè l'81%) ritiene che il settore stia subendo una trasformazione significativa grazie all’open banking ed – anche in questo caso – il dato è superiore a quello della media europea che si attesta sul 64%. Per i banchieri italiani, inoltre, sono tre i principali vantaggi dell’open banking: la maggiore opportunità risulta sviluppare servizi digitali migliori; la possibilità di ridurre i costi di acquisizione dei clienti; ed infine vendere l’accesso ai dati che vanno oltre la PSD2.

 

Il regolatore britannico apre a Google

La Financial conduct authority in UK ha avviato uno studio per valutare l’opportunità di allargare le regole dell’open banking, che già hanno aperto le porte dei servizi bancari e di pagamento a nuovi player del digitale e del fintech, anche agli altri settori della finanza, come assicurazioni, investimenti, prestiti, gestione dei risparmi, pensioni integrative. La Fca vuole capire se il data sharing nell’industria nel suo complesso possa creare maggiore concorrenza e ampliare la scelta per i consumatori. Il Financial stability board, organismo internazionale che promuove la stabilità del sistema finanziario, ha dichiarato anche che le Big tech potrebbero a loro volta essere soggette a obbligo di sharing con le banche e le società del fintech dei dati sui clienti dei loro servizi finanziari per tutelare una concorrenza equa.

 

 

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Categoria: Credimi News

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