Credimi News - 15 marzo 2018
La storia di Credimi, il factoring digitale. Come si fabbrica una 'non-banca' per le imprese.

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Credimi è un prodotto finanziario digitale che permette di rendere liquido il capitale circolante delle aziende in sole 48 ore.

La storia di Credimi: Prima parte
La nascita di una squadra inconsueta: imprenditori italiani, googlers, tecnologi e gente di finanza, tutti a studiare 100 imprese italiane.

a cura di: BeBeez

Era il 2015 quando si sono affacciate in Italia le prime piattaforme fintech che si occupavano di digital lending; tra queste una piattaforma di prestiti tra privati e la prima piattaforma per l’acquisto di fatture commerciali, emesse da piccole e medie imprese, con un meccanismo di invoice trading. Il fenomeno era agli albori nel nostro paese, mentre nei paesi anglosassoni era già entrato in una seconda fase di sviluppo.

In Italia il digital lending è partito dal basso, coinvolgendo i privati come investitori, tanto che è stato battezzato peer-to-peer lending (prestiti tra pari). Negli Usa e nel Regno Unito, a metà del 2015, questo settore si trovava già in fase di consolidamento e aveva saputo attrarre in modo massiccio investitori istituzionali, come fondi specializzati e banche.

E così che MF - Milano Finanza decideva di dedicare al tema un’ampia inchiesta, intitolata Invece della banca, ricordando che Goldman Sachs aveva, a quei tempi, appena deciso di puntare sul credito a famiglie e PMI, annunciando il lancio di una piattaforma web dedicata, e che, sul fronte dei finanziamenti alle imprese, parecchie piattaforme online avevano già stretto accordi con banche commerciali tradizionali (per esempio OnDeck con Bbva Compass oppure Funding Circle con Santander e Rbs); gli accordi stretti in quel periodo avevano principalmente riguardato i finanziamenti a PMI che gli istituti non trovavano conveniente finanziare tramite i canali tradizionali, a causa delle ridotte dimensioni delle società o del loro basso merito di credito.

Insomma, nella primavera del 2015 il fenomeno si stava allargando in maniera importante anche all’Europa continentale, soprattutto in Germania, come segnalato da BeBeez, che riferiva anche di un corposo report di Morgan Stanley sul settore. 

Credimi. Come tutto è iniziato.

Di tutto questo fervere di attività e delle grandi opportunità che il settore del digital lending avrebbe riservato ai first comer in Italia, si era accorto Ignazio Rocco di Torrepadula (ex leader della practice istituzioni finanziarie di BCG in Europa Centrale e oggi senior advisor di Tikehau Capital), tanto da decidere di approcciare il settore come investitore.

Ma le grandi opportunità di crescita del fintech e la consapevolezza che in Italia, da sempre terra fertile per le PMI, ci sarebbe stato enorme spazio per un player di questo tipo, hanno presto convinto l’ormai ex consulente a fare il grande salto e a diventare imprenditore. Intervistato da MF Milano Finanza per commentare il fenomeno, già a giugno 2015, Ignazio aveva anticipato che stava lavorando a un suo progetto, ma non aveva voluto raccontare nulla di più. Questo perché stava ancora finendo di completare la squadra e di affinare i contenuti dell'idea.

Già perché, pur essendo molto ben ferrato in materia finanziaria e dotato dei contatti giusti per raccogliere i capitali necessari all'avventura, Ignazio era ben conscio del fatto che non avrebbe potuto lanciarsi da solo nel mondo del fintech; aveva bisogno di compagni di strada che il “tech” lo mangiassero a colazione per supportarlo nello sviluppo della piattaforma e della parte digital.

Per questo per un anno, dismessi gli abiti del consulente di grandi banche, il neo-imprenditore ha battuto in lungo e in largo l’Italia e anche la Silicon Valley, alla ricerca di giovani e brillanti talenti che volessero intraprendere con lui l’avventura del fintech in Italia. E li ha trovati.

Ignazio ricorda questi primi tempi: “Ero completamente convinto che non avrei mai potuto creare l'animale che avevo in testa se avessi formato una squadra di persone come me. Cercavo giovani italiani che venissero dal mondo della tecnologia e del digital marketing e avessero la volontà concreta di avvicinarsi alla realtà italiana, di capire che cosa significa trattare e interfacciarsi con piccoli e medi imprenditori; perché tutto doveva essere costruito per venire incontro alle esigenze delle PMI italiane. Non si sarebbe mai potuto applicare così com'era il modello anglosassone.

Ma c'è di più, volevo anche che nel progetto fossero coinvolti imprenditori italiani di successo, che mi sembravano gli investitori più adatti a far nascere un progetto destinato a fornire finanza alle grandi filiere del made in Italy”. 

Credimi. Pronta la quadra e pronto il capitale.

A dicembre 2015 la squadra era pronta. La startup parte con un capitale sottoscritto per oltre il 51% dai fondatori. Sono alcuni professionisti di età media poco superiore ai 30 anni e questa sarà una costante della squadra; tra loro Sabino Costanza (lending officer, ex Bcg e Oliver Wyman), Jacopo Anselmi (data scientist, provienente da Google Irlanda), Pamela Gotti (senior software developer, anche lei con un passato in Google), Gershom Charig (product designer, da MoneyFarm), e Francesca Todeschini (partnership officer, con un passato in GE e McKinsey); poco dopo si sono uniti Edmondo Porcu (dall’IT di Goldman Sachs) e Gianmarco Molinari (con una lunga esperienza di marketing in Unilever, Bonduelle, Unieuro). Chi siamo.


La dotazione di capitale viene fissata in poco più di 8 milioni di euro, da erogare in tranche successive al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo di prodotto. Ignazio versa 1.2 Milioni, il resto del capitale viene invece da nomi noti dell’imprenditoria e della finanza. Si va da Alessandro e Mauro Benetton; Paolo Merloni, e Lorenzo Pelliccioli, alla famiglia Venesio (proprietaria di Banca del Piemonte); dal chairman globale di Bcg, Hans-Paul Bürkner, ai partner di Tikehau Capital, tra i quali anche Jean Pierre Mustier, che ha in seguito venduto le sue quote a causa della nomina ad AD di Unicredit; dal partner di Anthilia sgr, Giovanni Landi, a  Massimo Tosato (ex executive vice chairman e global head of distribution di Schroders) e Dante Roscini (ex top banker di Morgan Stanley e Merrill Lynch e oggi professore di finanza ad Harvard), che è poi diventato il Presidente di Credimi. La maggioranza dell'azienda resta comunque sotto il controllo della squadra di management.

continua la lettura...La storia di Credimi - seconda parte

 

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Categoria: Credimi News

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