Credimi News - 16 aprile 2018
La storia di Credimi, il factoring digitale. Come si fabbrica una 'non-banca' per le imprese - seconda parte

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Credimi è un prodotto finanziario digitale che permette di rendere liquido il capitale circolante delle aziende in sole 48 ore.

La storia di Credimi: Seconda parte. 

Chi sono gli uomini e le donne che ci lavorano, chi ha scommesso sul loro progetto e chi punta sulla crescita delle pmi italiane grazie a questa iniziativa fintech che in Italia non ha uguali.

di: BeBeez

Continua dalla prima parte della storia di Credimi. Ripartiamo dalle parole di Ignazio Rocco, CEO di Credimi.com, il factoring digitale: “Raccogliendo questo gruppo di professionisti e imprenditori attorno al nostro progetto siamo riusciti a dare vita a una specie nuova : imprenditori e giovani talenti italiani da discipline e background completamente diversi, insieme, per creare una nuova fonte di finanza per le imprese; è il DNA di Credimi, è stata forse la parte più difficile, e certamente tra le più importanti”. 

 

La questione Banca d’Italia.

Da quel momento passano ancora alcuni mesi prima che la startup possa diventare operativa e questo perché il progetto per funzionare richiede che la società venga abilitata a operare come intermediario regolato dall’art. 106 del Testo Unico Bancario. Il progetto di InstaPartners è infatti da subito quello di erogare direttamente i finanziamenti alle PMI, a fronte dell’acquisto delle loro fatture commerciali. Questo per poter essere veloci ed efficienti nel processare le richieste di finanziamento; cosa che sarebbe impossibile con meccaniche di invoice trading basati su aste o meccanismi P2P. Il sistema studiato dal Team di Credimi prevede sul fronte del funding un meccanismo altrettanto innovativo: i crediti commerciali ceduti dalle imprese vengono dopo pochi giorni impacchettati in titoli (cioè cartolarizzati) e venduti a investitori istituzionali, con Credimi che a sua volta investe dal proprio bilancio. Gli investitori istituzionali pre-acquistano un ammontare di obbligazioni definito, rendendo questa operazione di cartolarizzazione particolarmente veloce e automatica. È un meccanismo che praticamente porta credito alle aziende remunerando i risparmi delle famiglie. 

Per partire con questo innovativo meccanismo sono stati necessari capitali e persone che fossero in grado di gestire il processo di autorizzazione e la relazione con gli investitori istituzionali. Non era solo questione di sviluppare un software efficiente e un’interfaccia accattivante e funzionale.

 

Il tour in giro per l’Italia a conoscere gli imprenditori.

In attesa del via libera di Banca d’Italia, Ignazio e il suo team non sono rimasti fermi, ma sono andati di persona a raccogliere gli umori e le speranze degli imprenditori e dei CFO che sarebbero diventati i clienti della startup; un tour per tutta Italia a parlare con imprenditori che fatturano da pochi milioni fino a 50/100 milioni di euro. È stato un passo fondamentale per definire meglio il prodotto e fare in modo che rispondesse al meglio alle esigenze delle PMI potenziali clienti. Un centinaio di visite, in tutto il paese, tutte sul posto, tutte di almeno un paio d’ore, seduti con imprenditori e amministrativi ai loro posti di lavoro, a raccontare le loro storie aziendali, e le loro insoddisfazioni rispetto agli attuali strumenti di finanziamento. 

L’obiettivo era, non solo offrire loro buone condizioni economiche, cosa che oggi fanno anche le banche tradizionali alle società in salute, grazie alla politica monetaria espansiva della Banca Centrale Europea (il cosiddetto Quantitative Easing), ma soprattutto presentare un’interfaccia flessibile, trasparente, semplice da usare dal proprio ufficio e molto veloce. La piattaforma sarebbe stata disegnata per operare in autonomia. L’azienda non avrebbe dovuto inviare documenti o produrre garanzie, la piattaforma doveva essere in grado di procurarsi online tutto quanto sarebbe servito per poter valutare il credito in modo molto rigoroso. E così è stato.

 

Cambio di nome e partenza.

Intanto, finalmente a fine luglio 2016 arriva l’autorizzazione a operare come intermediario iscritto all’Albo Unico da parte di Banca d’Italia. Si può partire ma prima di farlo si deve scegliere un nome e logo per presentarsi al mercato, così InstaPartners diventa Credimi con un suo logo e una identity ben definita, un brand italiano, che richiama valori vicini a quelli dell’imprenditoria di questo paese, esportabile e legato al ‘mestiere’.

La piattaforma è inizialmente operativa con accordi di credito di filiera, un servizio digitale riservato ai fornitori di alcune grandi aziende partner tra cui Ariston Thermo, a cui vengono anticipati i crediti verso l’azienda partner a condizioni favorevoli, legate alla valutazione della capo filiera.

 

I quattro investitori.

Grazie a quattro investitori, raggiunta una potenza di fuoco da 300 milioni. Nello stesso periodo Credimi incassa la fiducia di quattro investitori istituzionali. Si tratta di Anima sgr, Anthilia Capital Partners sgr, BG Fund Management Luxembourg sa (gruppo Banca Generali) e Tikehau Capital, che a fine 2016 hanno sottoscritto un primo accordo con Credimi per l’acquisto dei crediti erogati dalla piattaforma.

I quattro investitori, tramite fondi aperti (utilizzando la quota destinata agli asset illiquidi) o fondi chiusi, si sono impegnati a sottoscrivere a cadenza quindicinale i titoli derivanti dalla cartolarizzazione di fatture messe in vendita sulla piattaforma di Credimi. I titoli vengono emessi dall’spv Lumen, di cui è master servicer Securitisation Services (gruppo Finint).

Ogni emissione è composta da cinque diversi titoli, quattro dei quali sottoscritti da ciascuno degli investitori in proporzione ai propri impegni di investimento, mentre il quinto è sottoscritto dalla stessa Credimi, con il proprio capitale. Credimi sottoscrive sempre un controvalore di titoli pari ad almeno il 5% del valore complessivo dell’emissione. Il portafoglio sottoscritto dai quattro investitori partner prevede un’unica classe di rischio e il pagamento di una cedola trimestrale.

L’impegno dei quattro asset manager è stato poi esteso nel tempo e incrementato nel valore sino a oltre 72,5 milioni (incluso l’impegno di Credimi), una cifra, questa, che viene moltiplicata per più di quattro volte in un anno, visto che le fatture commerciali oggetto di compravendita hanno scadenza media attorno ai tre mesi. Grazie al nuovo impegno di investimento, dunque, la potenza di fuoco di Credimi arriva a 300 milioni (si veda BeBeez).

 

Chi è già stato finanziato.

A febbraio del 2017 Credimi è diventato pienamente operativo e disponibile online per tutte le aziende italiane, è qui interessante sottolineare un’altra peculiarità di Credimi, i suoi clienti provengono al 100% dal sito online, non sono utilizzati intermediari o reti di vendita, i clienti sono tutti arrivati direttamente sulla piattaforma.

La risposta degli imprenditori italiani è stata molto positiva, smentendo il luogo comune che vede l’imprenditoria italiana più lenta nell’adozione dei prodotti digitali e troppo conservatrice. Credimi nel suo primo anno e mezzo di operatività ha erogato crediti per circa 90 milioni di euro (guarda il video del Caffè di BeBeez) con una crescita esponenziale. Una crescita che rappresenta un record, anche in confronto ai più grandi competitor europei (Funding Circle, MarketInvoice e Finexkap, ndr), alcuni di loro oggi superano il miliardo di sterline di erogato all’anno, ma nei primi mesi di vita erano cresciuti molto meno di Credimi.

Sono state finanziate direttamente aziende di ogni settore e di dimensioni molto diverse, sia aziende medio-grandi come ItaChoo (gruppo JAB, proprietario dei brand di calzature Jimmy Choo e Bally), Giglio Group che si occupa di publishing ed ecommerce a livello globale o il Gruppo Petti, in grande crescita nel mercato delle conserve rosse, sia aziende di dimensioni più contenute e più specializzate come Emaze che si occupa di cybersecurity a livello globale o Akinda, un’agenzia web che è anche attiva nel publishing. (link ai vari profili sul sito). Nel corso del 2017 è stato anche potenziato il credito di filiera, chiudendo accordi con aziende medio-grandi: ad Ariston Thermo si sono aggiunti ad esempio Pittarosso e lo stesso gruppo JAB.

 

Gli uomini e le donne di Credimi oggi.

La squadra oggi è composta di 30 professionisti di età media intorno ai 30 anni, praticamente tutti assunti a tempo indeterminato, alcuni di loro sono usciti in questi mesi dall'università, alcuni hanno esperienza molto più consolidata e provengono da corporate prestigiose, 7 di loro sono rientrati dall'estero per lavorare a questo progetto. Quasi tutti quelli che lavorano in Credimi hanno una partecipazione all'azionariato, oggi la squadra che ci lavora detiene complessivamente il 60% del capitale dell’azienda.

Credimi è anche e soprattutto la loro storia.

 

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Categoria: Credimi News

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