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5 strategie per ridurre il capitale circolante in azienda | Credimi

Capitale_circolante

Conosci la storia del titano Atlante?

Fu condannato da Zeus a sostenere il mondo sulle spalle per essersi ribellato agli dei.

Gestire il capitale circolante per un’impresa oggi è un po’ come sostenere il mondo sulle spalle di Atlante: un macigno!

Secondo una ricerca degli Osservatori di Digital Innovation sono, infatti, circa 320 miliardi gli euro immobilizzati in crediti commerciali e scorte oggi in Italia; 320 miliardi di euro che pesano sui bilanci, abbattono la cassa e impattano sulla reputazione e i costi delle piccole e medie imprese. 

In questo articolo raccontiamo le cause principali di questo problema, ma soprattutto proponiamo 5 modi per gestire, finanziare e ridurre il capitale circolante in azienda.

5 modi per trasformare quel macigno, in un sassolino nemmeno poi così fastidioso.

Iniziamo!💪


 

Cos’è il capitale circolante di un’azienda?

Se hai già un’idea chiara di cosa stiamo parlando, vai al paragrafo successivo.

“È la differenza tra le ‘attività’ correnti di un’azienda, per esempio le fatture ancora da riscuotere e le scorte di magazzino, e le ‘passività’ correnti, ovvero i debiti verso i fornitori, e quelli che l’azienda deve pagare entro l’anno, come le tasse e gli stipendi” spiega Roberta di Credimi. 

“Questo è il cosiddetto CCN (capitale circolante netto), un indicatore molto importante che misura la capacità di generare cassa e, di conseguenza, di ripagare i debiti e di riuscire a fare investimenti; in pratica possiamo considerarlo la cartina tornasole dell’efficienza operativa e della salute finanziaria di un’azienda” conclude.

 

Quando il capitale circolante è alto, l’efficienza finanziaria è bassa

Quando il capitale circolante è basso, l’efficienza finanziaria è alta

 

Perché il capitale circolante è un problema?

Il problema è ben noto, così come ne sono note le cause, prima tra tutte i tempi di pagamento dei crediti commerciali, per i quali l’Italia vanta il triste primato di 85 giorni (contro i 53 in Germania e i 72 in Francia). 

In fondo, si ragiona, si finanzia facilmente; in fondo non costa così tanto, e, in fondo, non fa tanto male al bilancio dell'azienda.

E invece questo continua a essere un problema importante, e addirittura, se aggredito con energia, una grande opportunità di crescita per l’azienda.

 

Quali sono gli impatti? 

Ne abbiamo identificati ben cinque✋

1) Aumenta i costi

Secondo Banca d’Italia, le aziende italiane hanno in media circa 131,5 miliardi € di finanziamenti sul circolante il cui costo effettivo globale è pari al 4,5%, pari ad un onere finanziario di ben 5,9 miliardi € all’anno.

Tieni presente che le imprese più piccole subiscono costi ancora più alti: per i finanziamenti di piccolo taglio la Banca d'Italia stima un tasso complessivo medio del 6,5%; per intenderci, si tratta in media di circa 8mila € per ciascuna azienda italiana.

2) Pesa in modo negativo sui bilanci 

Il circolante appesantisce lo stato patrimoniale, aumenta i debiti finanziari, riduce – a parità di ogni altro fattore – la rotazione dell'attivo, il ritorno sul capitale investito e il ritorno sul capitale netto. Inoltre, il suo aumento abbatte il flusso di cassa prodotto dall’impresa. 

3) Contribuisce alla reputazione finanziaria di un’azienda

Tutti questi indicatori contribuiscono alla percezione che della azienda si ha da parte non soltanto delle banche, dei partner finanziari, ma anche di clienti, fornitori e investitori, non soltanto in vista di quotazione sui mercati azionari, ma anche per esempio in vista dell'emissione di un bond, o anche dell'ingresso di un partner di un private equity.

4) Non è facile da finanziare

Per le imprese più piccole, il credito complessivo erogato dal sistema bancario continua a stagnare e normalmente le linee di credito rese disponibili dalle banche sono utilizzate al 94%, di cui i finanziamenti destinati al circolante rappresentano almeno il 7,6%. In più, in questo nuovo fragile contesto economico-finanziario, ottenere finanziamenti per l’azienda non è affatto così semplice e immediato.

5) Rallenta o blocca la crescita e l’innovazione

I crediti immobilizzati consumano affidamenti bancari non infiniti, e sottraggono spazio che potrebbe essere occupato in maniera assai più produttiva da investimenti destinati alla crescita, per esempio finanziamenti per nuovi impianti, per nuovi punti di vendita, per l'ingresso in nuovi mercati o per lo sviluppo di nuovi prodotti.

 

Come ridurre il capitale circolante in azienda?

Cosa hanno in comune le aziende in crescita e di successo?

Sono aziende con un CCN molto leggero, e spesso addirittura negativo, ovvero le scadenze dei pagamenti verso i fornitori sono successive agli incassi. Come è possibile?

Le ragioni possono essere tante:

  • proprio perché hanno successo possono permettersi termini di pagamento vantaggiosi
  • godono di vantaggi strutturali (per esempio le aziende che comprano in Italia e vendono all'estero pagano lungo e incassano corto). 

Tuttavia, almeno in una certa misura, è possibile ridurre il capitale circolante azionando leve gestionali di cui sono responsabili imprenditori e imprenditrici.

 

Ecco qualche esempio:

  • Tieni sotto controllo i flussi di cassa, misurando e controllando in maniera sistematica le entrate e le uscite, compresi i costi delle linee di credito non utilizzate che si è costretti a tenere disponibili per poter finanziare aumenti imprevisti o stagionalità del circolante.

  • Incorpora il costo nel costo di gestione di ogni singolo cliente, progetto, commessa, o altra iniziativa; le aziende più grandi, da sempre, attribuiscono sempre un costo figurativo a ogni dilazione di pagamento, o a qualsiasi elemento negoziale che aumenti scorte o lavori in corso; quelle più piccole, oggi, possono adottare una trasparenza simile con strumenti piuttosto semplici da utilizzare.

  • Fissa obiettivi chiari di riduzione del capitale circolante, e incorpora questi obiettivi in ogni negoziazione commerciale; in certe situazioni, non è affatto sbagliato rinunciare a una piccola parte dei margini a fronte di pagamenti e/o di pagatori più veloci e puntuali.

  • Collabora con multipli fornitori e clienti per ottenere una gestione molto più diversificata, veloce, fluida – e soprattutto prevedibile – degli ordini e delle scorte; la tecnologia ha fatto passi enormi sotto questo profilo; esistono software come Credimi Assist che permette di mantenere il controllo dei flussi di cassa e gestire i cambi di liquidità futura.

  • Guarda alla finanza alternativa e utilizza strumenti finanziari di smobilizzo dei crediti, quali la cessione del credito o il servizio di anticipo fatture, non solo le linee di credito; esplora e sperimenta le tante nuove soluzioni che nuovi operatori del fintech ti offrono.

 

Oggi più che mai, con l’aumento dei tassi, l’inflazione e l’aumento dei costi delle materie prime, ridurre il capitale circolante diventa una priorità assoluta per le imprese insieme alla necessità di tenere sotto controllo i propri flussi di cassa, limitare gli sprechi e ottimizzare al massimo le proprie risorse.

Un macigno sulle spalle di cui ogni azienda vorrebbe (e potrebbe) liberarsi.

 

A proposito di Credimi

Intermediario finanziario autorizzato e vigilato da Banca d’Italia, Credimi offre soluzioni finanziarie digitali che aiutano le piccole e medie imprese a crescere; un’unica piattaforma per ottenere un finanziamento, monitorare i flussi di cassa e pianificare entrate e uscite future. Credimi è oggi la fintech leader dei finanziamenti digitali per le imprese, con oltre 2 miliardi € erogati e 100mila richieste ricevute. www.credimi.com

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