Risorse per Imprese

Osservatorio Piccole e Medie Imprese: Covid19

Osservatorio-Covid_Copertina-1

La risposta delle Piccole e Medie Imprese alla emergenza Covid19


Secondo uno studio promosso da Credimi e condotto da Nextplora su un campione di 1200 aziende italiane, la maggior parte delle piccole aziende ha avuto forti difficoltà nella gestione dell'emergenza che le ha portate da un lato a richiedere più liquidità per la propria impresa, dall'altro a posticipare i propri investimenti e modificare le priorita operative e gestionali.  A sorpresa, sono le imprese più piccole e giovani, le ditte individuali, attive nel commercio e nei servizi ad essere più dinamiche, con investimenti mirati sul marketing e sulla digitalizzazione aziendale per uscire dalla crisi.

Ecco cosa ha rilevato il primo Osservatorio Piccole Imprese Italiane di Credimi, realizzato da Nextplora per Credimi.

 


L'esplosione della crisi sanitaria ha colto di sorpresa le piccole e medie imprese italiane lasciando poco margine per la preparazione di un "piano d'emergenza". La secondo ondata di ottobre e quella attuale che stiamo vivendo, hanno lasciato imprenditori e imprenditrici con tanti punti di domanda sul futuro. 

La crisi ha colpito la maggior parte delle aziende, sebbene in misura diversa, dal settore dei servizi, a quello del commercio e dell'edilizia. Credimi ha affidato all'agenzia di insight management Nextplora un'indagine su un campione di 1200 aziende fino a 10 milioni di euro di fatturato, suddivise in settori dell'industria, commercio, edilizia e servizi e analizzate per forma giuridica (società di persone, società di capitali e ditte individuali) nel tentativo di fotografare la realtà imprenditoriale italiana in questo delicato momento storico e di comprendere le strategie e i progetti elaborati per superare l'emergenza.

 

Imprese più 'prudenti' in risposta alla crisi 

img2-2

 

Il 2020 sarà ricordato come una dura prova per buona parte delle imprese italiane e con impatti visibili negli anni a venire. 

Basti pensare che rispettivamente il 42% delle piccole imprese nell’industria, il 36% nel commercio, il 75% nell’edilizia e il 48% nei servizi sono state costrette a chiudere l'attività la scorsa primavera durante il lockdown. Poche le imprese che hanno dichiarato di aver subito danni limitati (16% nell’industria e nel commercio, il 5% nell’edilizia e il 13% nei servizi).

Tante anche le conseguenze della crisi.

Dagli impatti sugli investimenti programmati, all'incremento della richiesta di finanziamenti nel 2020, soprattutto per ricevere un'iniezione di liquidità e per pagare i fornitori), fino alle chiusure forzate e ai relativi cali di fatturato. Di fronte alle chiusure e alla contrazione dei ricavi, le imprese hanno dimostrato la loro fragilità in assenza di strategie preventive, ma hanno preferito adottare piani difensivi e conservativi, nella speranza di tornare presto nella normalità.

Non tutte le imprese hanno scelto questa strada.

Una parte ha reagito alla crisi, in particolare le aziende più piccole e le ditte individuali, che, forse grazie anche allo loro flessibilità, si sono adoperate per "cambiare rotta", cavalcare il cambiamento e cogliere nuove opportunità generate dalla crisi.

“Da questa analisi sono emerse dinamiche sorprendenti " dichiara Bruno Lagomarsino di Nextplora "Come la capacità di reazione delle ditte individuali che, spinte da una maggiore necessità, sono state particolarmente reattive nel cambiamento e nel processo di digitalizzazione".


CTA-Osservatorio-Covid-pdf

SCARICA IL REPORT


La conseguenza più comune? Calo del fatturato

La crisi ha colpito praticamente tutti. In modo diverso, certo, ma quasi la totalità delle imprese.

Il 60% delle piccole imprese ha segnalato un calo del fatturato tra il 10% e il 30%; un numero non molto diverso anche per le ditte individuali, con incassi nell’ordine dei 100mila euro l’anno, sia per imprese più strutturate.
Per un'azienda su tre è diventato difficile anche riscuotere i pagamenti, un problema che ha avuto ripercussioni pesanti sull'intera filiera produttiva. Non solo. Per molte imprese azioni quotidiane come pagare il personale, gestire e saldare i pagamenti, sono diventate veri e propri problemi di liquidità, andando a influire negativamente anche sul piano investimenti e quindi sulla loro crescita.


A rischiare - e investire - di più sono le aziende più piccole

Ad essere sacrificati sono stati soprattutto gli investimenti. 

All'incirca solo una azienda su dieci è riuscita a proseguire con quelli programmati per il 2020, mentre la metà degli intervistati ha deciso di modificarli, sia nelle priorità che nell’entità, e il restante 40% li ha completamente bloccati.

Per tanti è stato l'unico modo per far fronte alle esigenze di liquidità, per poter far fronte alle spese e pagare gli stipendi ai propri dipendenti. Piccola, invece, la percentuale di chi proverà a superare la crisi continuando a investire, sfruttando i cambiamenti in corso come opportunità di crescita per il proprio business.

Passata l'emergenza il divario tra queste aziende (in percentuale maggiore quelle nel settore del commercio e dei servizi e le ditte individuali) e quelle che hanno scelto la cautela, potrebbe farsi significativo. 


Strategie per rilanciare il business

img1-1

Determinate ad uscire dalla crisi, molte piccole aziende hanno messo "in pausa" i loro piani di investimento,  posticipato i progetti messi nel piano di bilancio, ma hanno anche fatto ricorso alla cassa integrazione per i propri dipendenti o utilizzato gli ammortizzatori sociale e i finanziamenti per imprese con le garanzie dello Stato.

Non tutti la pensano così, tuttavia.

Il 10% di imprenditrici e imprenditori che dichiara di voler continuare a investire, dimostra di avere un piano preciso:

  • più investimenti per la digitalizzazione (16% delle imprese dell’industria, il 21% di quelle del commercio e il 28% dei servizi),
  • per la ricerca e lo sviluppo (secondo il 20% delle aziende dell’industria, 17% servizi, 18% commercio),
  • per il lancio di nuovi prodotti (16% industria, 15% commercio e 17% servizi) e nell’ampliamento della propria rete commerciale
  • per il marketing (17% industria, 22% commercio 26% servizi) e la pubblicità.

 

Servono scelte coraggiose con obiettivi a lungo termine, che potrebbero fare un'enorme differenza in contesto in così rapida evoluzione.

E' interessante che siano proprio le aziende più piccole e giovani ad apparire più proattive e aperte al cambiamento.

"In Credimi ascoltiamo migliaia di imprenditrici e imprenditori tutti i giorni – sono oltre 62mila le aziende analizzate fino ad oggi, arrivando ad erogare oltre 1,3 miliardi di euro. Le imprese si rivolgono a noi per far fronte alle esigenze evidenziate, come pagamento dei fornitori, stipendi dei dipendenti. Ma in molti hanno necessità di avere liquidità per investire e cercare di andare oltre questa crisi – ha dichiarato Ignazio Rocco, Founder e CEO di Credimi. – (...) Quelle imprenditrici e quegli imprenditori che stanno utilizzando il digitale e approfittando dei cambiamenti nel comportamento dei clienti per modificare il proprio approccio di vendita, di consegna, di logistica, e di relazione con il cliente, sono quelli che emergeranno più forti da questa crisi. Per loro è fondamentale che la finanza offra molto più che la sola liquidità, ma si adoperi per agevolare gli investimenti necessari a questa trasformazione".

CTA-Osservatorio-Covid-pdf

SCARICA IL REPORT

 

Altre notizie simili

Strumenti concreti per PMI contro l'emergenza COVID-19

Strumenti e consigli per gli imprenditori su come affrontare l'emergenza COVID-19 e sostenere le proprie imprese.

Cos'è e come funziona il Fondo di Garanzia PMI

Ecco le 5 cose che devi sapere sul Fondo di Garanzia per PMI: cos'è, chi può accedere, i vantaggi, come si richiede e cosa cambia con il decreto liquidità.

Osservatorio sull'Imprenditoria Femminile - Ripartire dal Digitale

La fotografia di un’Italia che si sta digitalizzando, rilevata dal 3° Osservatorio Piccole Imprese Italiane di Credimi, con focus sulle aziende femminili.