Finanza e Mercati

Tutte le piattaforme web che finanziano il circolante

135_Invoice financing in Italia

Quali sono e come funzionano le più importanti piattaforme fintech 

di BeBeez

Finanziare le fatture commerciali tramite piattaforme web sta via via diventando un’abitudine per le imprese europee. Certo, quelle inglesi sono di gran lunga avanti, ma le colleghe del continente stanno imparando in fretta. E quelle italiane sono tra le più reattive. A dirlo sono i numeri.
L’ultimo report dell’Università di Cambridge sulla finanza alternativa, pubblicato lo scorso gennaio e relativo però agli ultimi dati aggregati disponibili, che sono quelli del 2016, indica che in quell’anno nell’Europa continentale il mercato dell’invoice financing è stato il terzo per importanza dopo quelli dei finanziamenti a privati e imprese, per un valore complessivo di 252 milioni nel 2016, con un balzo notevole dagli 81 milioni del 2015. Ma la cosa più interessante è che l’Italia risulta tra i paesi europei che più hanno contribuito a questo risultato con poco meno di 34 milioni di euro, dopo Belgio (47 milioni) e Francia (45 milioni).

Certo, si diceva, i numeri del Regno Unito sono tutta un’altra cosa. Lo stesso report dell’università di Cambrige precisa che tutte le piattaforme web dedicate a tutte le forme di crowdinvesting avevano erogato nel 2016 un totale di 7,67 miliardi di euro contro i 5,43 miliardi del 2015, ma che in quella statistica il Regno Unito pesava per il 73%, con ben 5,6 miliardi di euro erogati dai 4,4 miliardi del 2015 sul totale europeo.

Cambridge1Fonte: Università di Cambridge

D’altra parte, la cosa non sorprende se si pensa che la P2P Finance Association riferisce che da sola MarketInvoice, la più importante piattaforma inglese attiva nel settore dell’invoice trading, dall’inizio dell’operatività nel 2013 ha erogato 1,36 miliardi sterline, di cui 486 milioni di nuovo business nel 2017, mentre nel primo trimestre di quest’anno il dato cumulato era arrivato a 1,6 miliardi di sterline. Non a caso a Londra sono ormai attivi parecchi fondi specializzati nell’acquisto di fatture e prestiti da piattaforme online; tra i più noti si contano GLI Alternative Finance, P2P Global Investment, Ranger Direct Lending, VPC Specialty Lending e Funding Circle SME (quest’ultimo lanciato dall’omonima piattaforma di lending P2P).

L’invoice financing è in sostanza il tradizionale factoring, che viene però condotto per il tramite di apposite piattaforme fintech sulle quali le aziende possono cedere i loro crediti commerciali a investitori specializzati. Il modello di business di queste piattaforme è vario. C’è chi semplicemente intermedia e chi invece investe direttamente, al fianco di altri investitori specializzati. Le piattaforme possono funzionare come marketplace aperto, dove qualunque pmi può proporre le sue fatture in vendita, oppure come marketplace operativo solo per aziende che hanno prima siglato un accordo con la piattaforma e con gli investitori. Alcune piattaforme permettono l’investimento da parte di privati e di istituzionali; altre sono aperte solo agli istituzionali, tutti o soltanto un gruppo preidentificato, oppure un solo investitore.

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Fonte: Università di Cambridge

Tornando all’Italia, dell’evoluzione del settore si è parlato lo scorso 23 gennaio in occasione del Caffé di BeBeez sulle fatture commerciali come asset class, al quale hanno partecipato il direttore generale di Groupama am sgr, Alberico Potenza, con il fondatore di Fifty, Michele Ronchi, e Ignazio Rocco di Torrepadula cofondatore di Credimi.

Proprio Credimi e Fifty, insieme a Workinvoice, sono i tre veri protagonisti del mercato dell’invoice financing in Italia che nel 2017 ed in questa prima parte del 2018 ha visto un ulteriore boom dell’attività. Le tre piattaforme hanno modelli di business tutti diversi l’uno dall’altro.


Credimi
Credimi è un intermediario autorizzato da Banca d’Italia (art. 106 del Testo Unico Bancario) che opera tramite una piattaforma fintech che acquista fatture online, le cartolarizza e poi le colloca a quattro investitori istituzionali, tenendosi un 5% sui propri libri. La piattaforma da un lato prevede la possibilità per le aziende di cedere direttamente le loro fatture commerciali e dall’altro sigla accordi di credito di filiera per acquistare i crediti verso le aziende medio-grandi capo-filiera dai fornitori. Credimi dall’inizio dell’attività a settembre 2016 sino a fine 2017 ha erogato circa 59 milioni di euro di finanziamenti, con una crescita accelerata nella seconda parte del 2017. E il trend continua: da inizio anno sino a fine maggio sono stati acquistati circa altri 50 milioni di euro di crediti commerciali, per un totale cumulato di 110 milioni e fatture anticipate per 120 milioni.
La potenza di fuoco complessiva di Credimi è di circa 300 milioni di euro. Può infatti contare su un totale di 72 milioni di impegni di investimento da parte di Tikehau Capital, BG Fund Mgmt Lux. (gruppo Banca Generali), Anthilia Capital Partners e Anima sgr, e quella cifra può essere moltiplicata per quattro volte, visto che la scadenza media delle fatture è di 90 giorni


Fondata da Ignazio Rocco di Torrepadula, ex senior partner di BCG, insieme a un team di giovani con esperienza tecnologica e finanziaria, Credimi ha raccolto oltre 8 milioni di euro, di cui 1,2 milioni da parte di Ignazio Rocco e il resto da nomi noti dell’imprenditoria e della finanza. Si va da Alessandro e Mauro Benetton; Paolo Merloni, e Lorenzo Pelliccioli, alla famiglia Venesio (proprietaria di Banca del Piemonte); dal chairman globale di Bcg, Hans-Paul Bürkner, ai partner di Tikehau Capital, tra i quali anche Jean Pierre Mustier, che ha in seguito venduto le sue quote a causa della nomina ad AD di Unicredit; dal partner di Anthilia sgr, Giovanni Landi, a Massimo Tosato (ex executive vice chairman e global head of distribution di Schroders) e Dante Roscini (ex top banker di Morgan Stanley e Merrill Lynch e oggi professore di finanza ad Harvard), che è poi diventato il presidente di Credimi. La maggioranza dell'azienda resta comunque sotto il controllo della squadra di management (si veda qui la storia di Credimi).

Workinvoice


Fondata a fine 2013 da Matteo Tarroni, Ettore Decio e Fabio Bolognini, è stata la prima piattaforma a diventare operativa nel settore, e così Workinvoice nel 2016 è stata responsabile di gran parte della crescita dell’attività italiana di invoice financing che, secondo l’Università di Cambridge, ha totalizzato 33,6 milioni di euro dai 3,9 milioni del 2015.
La società è una startup innovativa, strutturata come srl, che ha raccolto sinora 1,6 milioni di euro di capitale provenienti dai soci operativi (65%), dalla famiglia di imprenditori triestini della logistica Pacorini (7,9%), da business angel e da Maurizio Cereda (2%), ex banker di Mediobanca per anni a capo dei servizi di equity capital market, che in Workinvoice oggi ha anche un ruolo di advisor, così come Roberto Nicastro per i rapporti con le banche.
Workinvoice lavora come puro intermediario di fatture commerciali messe online sul portale, dove possono investire sia privati sia istituzionali: da gennaio 2015 a metà luglio 2018 ha erogato finanziamenti per 148 milioni.
L’acquisto avviene con un’asta e tutto avviene online, con firma digitale. Quanto agli investitori, sono presenti privati, ma anche investitori istituzionali specializzati. Tra gli investitori attivi sulla piattaforma c’è per esempio Factor@Work, che compra i crediti sulle piattaforme web convenzionate, poi li cartolarizza e cede i titoli derivanti dalla cartolarizzazione a investitori professionali. Tra gli esteri si contano Advanced Global Capital e Method Investments.

Fifty


Groupama am sgr gestisce da fine 2016 il Supply Chain Fund, che ha finanziato aziende per oltre 150 milioni di euro e investito circa 65 milioni della sua dotazione, acquisendo automaticamente e processando le fatture tramite la piattaforma fintech Fifty in logica di reverse factoring. Il fondo è partito con una dotazione iniziale di 50 milioni di euro e target di raccolta complessiva di 200 milioni.
A oggi le sottoscrizioni degli investitori sono arrivate a 100 milioni, di cui 80 milioni del gruppo Groupama e il resto da Alifond fondo pensione negoziale del settore alimentare (all’interno di un mandato di gestione preesistente) e da Byblos, fondo pensione dei lavoratori dipendenti delle aziende grafiche, editoriali, della carta e del cartone, cartotecniche e trasformatrici. Come nel caso di Credimi, considerando che la durata media dei crediti è di 60-90 giorni, la dotazione del fondo rappresenta una potenza di fuoco di oltre quattro volte in un anno.
Sulla piattaforma Fifty, startup fondata da Michele Ronchi e partecipata dalla stessa Groupama Am sgr e da Tesi Square spa, al momento il fondo di Groupama sgr è l’unico investitore, a differenza di quanto accade per altre piattaforme di invoice financing aperte (come Workinvoice, dove chi cede sono le pmi che di loro iniziativa lo chiedono online) o parzialmente aperte (come Credimi, dove chi cede in alcuni casi fa parte di un gruppo di aziende che ha siglato un accordo di reverse factoring con Credimi e in altri casi può anche essere una pmi che di sua iniziativa ne fa richiesta online). Sinora, infatti, la piattaforma fintech di Fitfy è stata riservata alle sole aziende che hanno siglato un accordo con il fondo di Groupama sgr, che è l’unico investitore nei crediti commerciali ceduti dalle filiere con cui ha siglato gli accordi. Tuttavia, di recente la piattaforma ha aperto i suoi servizi anche a investitori terzi (si veda articolo di BeBeez).

CashMe


CashMe è una piattaforma di intermediazione di fatture fondata da Marcello Scalmati nel luglio 2015 e partecipata da Axist spa, società specializzata nella gestione di Npl e nel recupero crediti. Fino a fine dicembre 2017 Cashme aveva transato un totale di 9,1 milioni di euro di fatture.

CrowdCity


Fondata a metà del 2014 da un gruppo di professionisti , bancari, ingegneri, commercialisti, avvocati con base in Italia, in Spagna e a Londra, la startup innovativa è strutturata come spa e guidata dal ceo Simone D’Angelo.

CashInvoice

Fondata da Luca Scali nel 2017, alla guida dell’acceleratore d’impresa Hub21, è una piattaforma digitale peer-to-peer lending.

Credimi rappresenta un esempio di come la finanza digitale può aiutare le imprese più moderne e dinamiche: sviluppa soluzioni di factoring digitale, flessibili e adattabili alle esigenze di ogni responsabile finanziario, sempre disponibili, semplici da attivare in pochi giorni online, completamente senza costi fissi.

 

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